Biografia Teatro: Beati gli Altri


La Compagnia Rocco & le sue sorelle
in collaborazione con
Teatro Popolare d’Arte
presenta

BEATI GLI ALTRI
di Andrea Muzzi e Giampiero Pizzol

con
ANDREA MUZZI
ORNELLA PANZICA

regia
Andrea Muzzi

audio/luci Alessandro Dalidi
costumi Manuela Bernasconi
musiche e arrangiamenti Massimo Miniati

“……. Il sogno ha una meravigliosa poesia, un’efficace allegoria, un incomparabile umorismo, una rara ironia. Il sogno vede il mondo in una luce di strano idealismo e spesso rafforza gli effetti di ciò che vede attraverso la sua profonda comprensione dell’essenza delle cose. Ci presenta davanti agli occhi la bellezza terrestre in uno splendore veramente celestiale e mostra il sublime nella sua maestà più alta, ci mostra le nostre paure di ogni giorno nella forma più orrenda e muta il nostro divertimento in scherzi incredibilmente pungenti.”
Hildebrandt

Questa è la storia di un uomo che soffriva d’insonnia perché aveva un sacco di problemi, lavoro instabile, fidanzata instabile, casa instabile, carattere instabile. L’unica cosa di stabile che aveva nella vita era il conto corrente in banca; sempre in rosso!. Cosa poteva capitargli di peggio? Riuscire ad addormentarsi e fare solo incubi! Perché i sogni sono come dei frigoriferi, conservano sempre quello che ci butti dentro durante il giorno. Così il sonno dell’uomo era turbato da strani incubi che si concretizzavano sotto forma di un vigile, di un postino, di una strana fata buonina, di una madre superiora, delle vere e proprie catastrofi come quelle che lo tormentavano nella vita. Cosa poteva capitargli di peggio? Di notte sognava gli incubi e il giorno se li ricordava! “Dormo o sono desto? Boh, non è mica così facile capirlo!” Beati gli altri!
Andrea Muzzi

Sergio Staino descrive Andrea Muzzi
A colpo d’occhio potrebbe ricordare Benigni, il Benigni di “Tu mi turbi”, o prima ancora, di “Cioni Mario”. L’estrazione rurale toscana lascia un marchio da povero Cristo inconfondibile, ma per fortuna immediatamente ammiccante. A differenza di Roberto, però, Andrea è cresciuto un po’ più lontano da Firenze e non ha dovuto elaborare il feroce sarcasmo necessario a sopravvivere nell’oppressiva supponenza dei ricchi fiorentini. Il Muzzi, nonostante le due “zeta” del suo cognome, è molto più dolce e non tende all’invettiva, ma sublima le ingiustizie patite in straniamenti lunari. Un surrealismo da favola che permea tutto il suo spettacolo: dal testo, alla voce, al corpo. Non è facile farsi strada in un teatro comico zeppo di toscani, ma Andrea ha una sua cifra personale e un modo diverso di raccontare il suo mondo al pubblico. Un pubblico, per ora, non numeroso, ma molto affezionato che, come me, aspetta il momento di poter dire: “Muzzi? Lo conosco da quando non era nessuno.Era già bravo allora e me lo sentivo che un giorno sarebbe diventato famoso”.
Sergio Staino

Fonte: Aprite Il Sipario

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