Biografia Teatro: Dottor Faust o La Cabala del Golem


DOTTOR FAUST
O LA CABALA DEL GOLEM

Scrittura scenica di ANGELO SAVELLI

con
VALENTINA BANCI
ANDREA MUZZI
NICOLA PECCI
ANDREA BRUNO SAVELLI
MARCO SODINI

scene e costumi di Mirco Rocchi
musiche di Nicola Pecci e Alessandro Luchi
luci di Roberto Cafaggini

Consulenza scientifica di Silvana Barbacci
Docente al Master in Comunicazione della Scienza al Sissa (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati) di Trieste

Negli stessi anni in cui Galileo gettava le basi per la costituzione della figura dello scienziato moderno, prendeva corpo sulle tavole dei palcoscenici inglesi, per opera del drammaturgo Christopher Marlowe, la sulfurea figura del dottor Faust, esaltazione e denigrazione al tempo stesso delle ambizioni della scienza. Nata in credenze e leggende diaboliche, ispirate però alla biografia di un medico tedesco realmente vissuto nei primi anni del ‘500, questa figura era destinata a diventare in poco tempo uno dei più grandi miti della cultura europea insieme ad Ulisse e Don Giovanni.

Come per ogni “scatola mitologica” che si rispetti, anche nella storia di Faust e del suo “doppio” Mefistofele, non è difficile sentire riverberare sia ancestrali paure che angosce tutte contemporanee. L’onnipotenza dello scienziato che fa un patto con il diavolo per abbattere tutti i confini della limitatezza umana ci richiama da vicino il moderno dibattito sulla biologia, la biotecnologia e la cibernetica. Insomma: quel dibattito sulla clonazione umana e sull’intelligenza artificiale che, più che a corretti panorami scientifici, sembra continuamente rimandare a scenari di cupa fantascienza.
Proprio per rispettare la complessità di questo argomento, il nostro spettacolo attinge a molte fonti diverse, anche se tutte destinate ad irrorare lo stesso faustiano giardino. Nella stesura del copione, oltre a Marlowe, sono stati tenuti presenti illustri modelli teatrali come quello arduo e monumentale di Goethe ma anche quelli più popolari dei canovacci teatrali per burattini, che tanto successo ebbero per tutto il ‘500 – ed attraverso cui la vicenda fu conosciuta da Marlowe. Inoltre sono state compiute tutta una serie di tracimazioni letterarie dai “Racconti notturni di Hoffmann” e da vari romanzi come “Frankestein” di Mary Shelley o “Dottor Jekyll e mister Hyde” di Luis Stevenson o “Il Golem” di Gustav Meyrink E inevitabilmente ci siamo incrociati con la moderna civiltà dell’immagine, con i suoi “Blade runner”, “Gattaga”, “2001 odissea nell spazio”, “Frankestein junior”. Senza dimenticare il curioso testo teatrale di Karel Capek “R.U.R” dove per la prima volta si crea il neologismo “Robot”, che in lingua ceca significa “lavoratore”.
Dunque: un vero e proprio laboratorio drammaturgico da cui ci aspettiamo di veder sorgere non la creatura di Frankestein ma una riflessione, forse bizzarra ed ironica, ma comunque molto motivata e sinceramente fondata sulle inquietudini del nostro tempo. Una riflessione dove l’elemento irrazionale che la letteratura fantastica ha fatalmente inserito nel dibattito sui confini della scienza venga si rispettato da un punto di vista della spettacolarità ma ricondotto a termini più laici, anche se scientificamente arditi, come quelli sul cyber-femminismo della scrittrice americana Donna Haraway, a cui è affidato il finale dello spettacolo.
Fonte: Teatro Toscano

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