Nico Garrone su Meglio Lasciar Perdere


Andrea Muzzi, storie di vincitori e perdenti
Ci voleva lo spiritaccio toscano di Roberto Benigni per regalarci il rifrigerio di una risata dopo le sette sberle in piena faccia prese dalla Roma con il Manchester, addio sogni di gloria. “Ma che catastrofe, è un record!” Con la grandiosità di Roma gli abbiamo detto: “volete vincere?: E noi vi facciamo vincere”. Ma poi è bastato il goal di De Rossi, un goal che ne valeva otio, per portarci in vantaggio, otto a sette…”.

Nell’attesa che gli organi della Giustizia sportiva gli diano ragione, prendano nella dovuta considerazione le sue parole pronunciate in Campidoglio durante la presentazione del “TuttoDante” che debutterà il 20 aprile sotto il tendone di Piazzale Clodio, contentiamoci di rovesciare l’onta della maxisconfitta in motivo d’orgoglio, di essere fieri di aver perduto con quel punteggio da Guinness dei Primati, al negativo. Magari andando a vedere stasera l’unica replica romana al ridotto dell’Ambra Giovinelli di “Meglio lasciar perdere” di e con Andrea Muzzi attore di teatro, cinema e cabaret a denominazione d’origine controllata, naturalmente toscana. L’elogio della sconfitta scritto da Muzzi con Giampiero Pizzol e Andrea Bruno Savelli che firma anche la regia è una paradossale carrellata di “eroi perdenti” che ribalta il significato comune di perdente e vincente. “Mentre il vincente è impreparato a reggere la sconfitta -afferma Muzzi- il perdente invece è abituato cadere e rialzarsi, a combattere di nuovo. Per questo è invincibile, nel senso che non sarà mai sconfitto”.

Qualche esempio di questi suoi straordinari eroi perdenti da additare alle tifoserie? “Giancarlo Alessandrelli portiere di riserva di Dino Zoff. Zoffha giocato fino a 42 anni senza mai un infortunio, un raffreddore, un herpes, niente di niente. Alessandrelli è stato in panchina fisso a guardarsi le parate di Zoff per dieci anni. Poi un giorno ha avuto la sua grande occasione: è entrato in campo negli ultimi venti minuti ed è riuscito a prendere lo stesso tre goals, formidabile…”.

Formidabile anche la storia di Eric Moussambani della Guinea Orientale in gara ai Giochi Olimpici di Sidney del 2000 nei
cento stile libero: “ai bordi della vasca c’erano i migliori nuotatori del mondo e lui, Moussambani, fino a sei mesi prima delle Olimpiadi non sapeva nuotare. Quando si tuffò cominciò subito ad annaspare, ad attaccarsi ai cordoni, ne tirò via due, tre: La gente diceva “oh che stile di nuoto è questo?”. Alla fime alcuni spettatori si tuffarono in acqua e lo salvarono…”.

Queste sue storielline di surrealtà quotidiana, strampalate come a volte sono le chiacchiere che si ascoltano nei Bar dello Sport, Muzzi che ha lavorato a teatro e nel cinema con Alessandro Benvenuti, Massimo Ceccherini, Ugo Chiti, Angelo Savelli e Alessandro Pieraccioni, le racconta mimando personaggi e situazioni, muovendosi come in un cartone animato. A parte il ribaltone paradossale della sconfitta in vittoria, nella sua leggerezza poetica, nel suo candore lunatico un po’ zavattiano, sarebbe difficile trovare tracce della “toscanità” becera, sboccata di Benigni, almeno del Benigni degli esordi con il “Cioni Mario”, quando per la prima volta circa trent’anni fa lo vidi smucinarsi sotto la patta dei pantaloni per tutta la durata del monologo in una cantina romana del quartiere Prati ormai scomparsa, l’Alberi chino. Semmai ricorda la vena più cabarettistica del trio dei Giancattivi formato allora (quandopiù o meno nello stesso periodo di Benigni sbarcarono venendo dall’Humor Side di Firenze al Folkstudio di Via I. Garibaldi) Alessandro Benvenuti, Athina Cenci e Francesco di Francescantonio sostituito poi da Francesco Nuti.

Comunque, Andrea Muzzi fa parte di una famiglia, quella di “comici toscani” giunta ormai alla terza o quarta generazione, un fenomeno che ha segnato la storia del nostro teatro. Un fenomeno nato con Benigni e i Giancattivi, per quanto riguarda la visibilità, nelle cantine romane d’avanguardia prima, d’invadere, ramificarsi in ogni settore dello spettacolo. Lasciate per strada le fantasie masturbatorie del Cioni, Benigni, senza rinunciare alle sue provocazioni da “maledetto toscano”, torna a Roma in compagnia di Padre Dante sotto un tendone da 4000 posti. Da Roma, da una saletta riservata principalmente ai nuovi talenti comici, parte l’avventura di Andrea Muzzi nel segno di una tradizione che continua rinnovandosi, tentando nuovi alfabeti della risata.

Buona fortuna.

Visualizza e scarica l’articolo originale

La Repubblica Nico Garrone

Warning: in_array() expects parameter 2 to be array, null given in /web/htdocs/www.andreamuzzi.it/home/wp-includes/class.wp-dependencies.php on line 213