Recensione: Meglio Lasciar Perdere


Meglio lasciar perdere… al Teatro Ambra Jovinelli
Una spaccatura. Immaginate il mondo diviso a metà: da un lato l’osannato universo di chi primeggia, con gli artigli ben piantati nel costato degli altri, sempre una spanna al di sopra di tutti, fosse anche soltanto un ciuffo di capelli in più o un tacco rialzato delle scarpe; dall’altro lato, invece, se ne sta in silenzio il desolato e dimenticato universo dei perdenti, calpestati e vessati dal ritmo di quella che chiamano “evoluzione”: noi a chi apparteniamo? Questa domanda sottace allo spettacolo Meglio lasciar perdere, scritto e interpretato dal comico toscano Andrea Muzzi.

Ciò che colpisce è che questo tema abbastanza amaro passi attraverso i meccanismi della comicità più granulosa, quella della risata, del costume; ciò sorprende ma non stona tuttavia nei colori della pièce, si lascia scivolare facilmente, questo tentativo, nella trama di un umorismo sincero, nel complesso capace di farci sorridere di cose umane, cose che conosciamo perché, come uomini, ne siamo (purtroppo) protagonisti.

Andrea Muzzi sta sul palco con leggerezza, non è compiaciuto di sé, in grado di non prendersi sul serio; qualcosa nella sua interpretazione, poi, ricorda comici che della loro verace toscanità hanno fatto un modello, e tra questi esempi forse quello che ci sembra più calzante è Paolo Hendel, con la sua meravigliata incoerenza, il suo giocare con l’effetto degli occhi già sorridenti. Altro elemento interessante è il coinvolgimento degli spettatori nell’evolvere del testo – e si vede che senza un buon riscontro di pubblico lo spettacolo ne risentirebbe – pertanto riesce a trascinare e a prendere da ciò il vigore giusto perché lo spettacolo possa dirsi riuscito.

In conclusione si può dire che Andrea Muzzi fa il suo mestiere con allegria, è simpatico e riesce a far ridere anche là dove qualche luogo comune, qualche cesura traballante avrebbe potuto minare il suo lavoro. I perdenti, dagli squali sempre surclassati, diventano a ragione i veri eroi di un mondo che, per mancanza di oculatezza, non si sofferma a celebrare le gesta: il portiere della Juventus Alessandrelli, secondo a vita dell’eterno Dino Zoff, il nuotatore della Nuova Guinea in vasca alle Olimpiadi di Sidney 2000 senza quasi saper nuotare: questi sono i veri eroi, i veri miti perché, ci dice Muzzi: “per perdere ci vuole talento!”.

Ambra Jovinelli

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